Diritto

Reclamare
con intransigenza il diritto
deciso
all’estremo rifiuto.

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Stasi

Si è finalmente calmato quel vento
che tormentava i miei occhi arrossati
da sonno arretrato, lacrime e polvere,
si apre nel cielo di nuvole plumbee
una chierica di azzurro sereno
fasci di luce si tuffano dentro
dipingendo come (tenui) acquerelli
monocromatiche macchie di giallo,
(stasi silente dal tempo allungata)
che Oannulla ogni tentativo di fuga.
Credo che siederò qui ad aspettare
che si impossessi della mia materia
smembrata, assorbita, fagocitata
o che mi lasci scampo, umiliato ed illeso.

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Haiku n° 32

Nubi d’insetti,

minacciosi pianeti…

rivoluzione!

 

Haiku di Polaroid

 

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Haiku n° 31

È l’alba ad Alba.

Animali golosi

sognano odori.

 

Haiku di Polaroid

 

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Haiku n° 30

Fischio d’ogiva

bianco fumo cubano

dal sangue il mito

 
Leggi qui l’haiku di Polaroid

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Di quell’arte / del tirare di spada / dipinga haiku

(… da Tragodia)
 
un duello.. come ai vecchi tempi…
un duello sa di quell’antica cavalleria che produce file di armature nei castelli
i duelli prevedono le spade e un bosco e quasi sempre una pulzella da difendere
l’onore.
qui l’onore si gioca a colpi di parole, poche. preziose e rare.
17 sillabe in tutto, giocando sui dittonghi e le aferesi e le elisioni.
le 17 sillabe degli haiku, dal Giappone come il cino-sushi e i samurai.
l’italian-haiku.

uno di noi sceglie una parola e un numero da 1 a 10. il secondo sceglie un altro numero, da 1 a 100.
si google la parola, il primo numero indica il risultato, il secondo la parola all’interno del testo della pagina aperta. Da quella parola un haiku. Si scartano di comune accordo congiunzioni, articoli e preposizioni e ci si muove alla parola successiva.
Abbiamo le nostre spade, all’affilatura ci pensiamo noi, le cappe sono pronte da sfoggiare nella foresta scura dei rispettivi blog. L’arte del tirar di spada già la conosciamo.

ps. al primo atto del duello le regole non erano state scritte; ergo la prima parola è proprio una congiunzione: “che”… “che” divenga Che e un haiku si alzi a Ernesto Che Guevara. QUe viva!

Alors, si duelli, in ogni tempo e innumerevoli guanti, dalla selva alla Transamerika ai boschi di Orvieto.

Sii gentil e sii cortese/ Merde / Break a leg/ Sipario

(presentazione di Polaroid)

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Gallipoli

Seduto ad attendere notizie che tardano.

Contare le onde ostinate

come a fallire lo sbarco,

fissare con gli occhi punti lontani

quasi fermi in impercettibile moto,

seguire il passo ritmato di due innamorati

che vanno abbracciati, sul bagnasciuga,

gelosi anche delle loro parole

rubate dal vento pettegolo e indiscreto.

Mi porta le voci acute di bimbi

lontani che giocano con la risacca

sotto lo sguardo materno, immobile sfinge.

Non passa molto mondo da queste parti in questa stagione.

E anche il tempo passando da qui

si ferma a pensare mirando il mare.

Penseresti certi giorni

a un fondale adamantino

o fitto di smeraldi dai bagliori cangianti

altre volte purissimi zaffiri,

e altri giorni, invece, nuotando più a largo

guardando il fondale

lo vedi così limpido

da pensarlo di quarzo.

Diventa invece nerissima pece

impenetrabile tagliente ossidiana,

bigia e terrosa antracite

nei giorni lunghi e ventosi

piangenti tempesta.

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La vita

Si dice che la nostra vita
soglia sfilare davanti agli occhi,
negli ultimi istanti prima del nulla,
come scene accelerate di un film.

E pare che noi la si guardi
con la stessa incredulità infantile
davanti a meraviglie sconosciute
o mai viste a tali velocità.

Oggi, se chiudo gli occhi nel silenzio
che ‘sta città non mi ha saputo dare,
riesco anche a distinguere me stesso
davanti ai miei stessi occhi socchiusi
vivere in terza persona e osservarmi,
un estraneo, da fuori, così buffo,
piccolo, goffo, impacciato, arruffato.
Ciò che mi lascia perplesso è la noia
e la disapprovazione che provo
davanti a certi eventi già vissuti,
la stessa noia che davanti al film
o al libro sbagliato mi tedia a morte,
la stessa disapprovazione che,
guardando freddo la vita degli altri,
germoglia in distacco, rabbia e fastidio,
placati solo dall’indifferenza.

Osservo periodi della mia vita
oggi, che corrono, come paesaggi
dal vetro appannato di un treno in fuga

e sospetto di stare,
forse un po’ a modo mio,
lentamente morendo.

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Chaos

Con sette parole scoparmi
trafitto di noia apparente
tra turgide rosse propaggini
vergine irosa dai battiti spenti
irosa da farmi venire in modo selvaggio
irrigidito da violenti crampi elettrici
paralizzato fin nella chimica vitale
si apre la pelle rugosa e ingiallita
come carta invecchiata al gioco del tempo
con sapienza lento e oscillante
tutto tende al limite proprio
bagliori danzanti su lievi
armonie d’origine cosmica
in luoghi non legati a spazi
tridimensionali di tradizione ortodossa
e sembra che tutto vibri e si muova
di moto casuale e imprevedibile.

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Insonnia

Penso che forse l’insonnia

sia solo un dono divino

per meglio amare la notte.

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